venerdì 4 dicembre 2015

Come un fiocco di neve



Calendario dell'Avvento 
il Focolare dell'Anima
(una splendida idea di Anima Mundi)



ad Ale
alla sua forza,

al suo sorriso
all'immensità del suo cuore
al suo essere un  bambino speciale.



Puoi sentirlo arrivare da molto lontano, 
in un soffio di vento, in una parola gentile. 
A volte capita di trovarlo in un raggio di sole, 
di quelli che si affacciano timidi fra le foglie degli alberi alti.  
Altre volte invece potresti incontrarlo per strada, 
accucciato assieme ad un bimbo che gioca. 
Lui ti tocca una spalla e sparisce, 
monello come quando eri piccolo. 

Si insinua in un gesto, in uno sguardo, 
nelle lucine delle finestre di notte.  
Puoi far finta di nulla e mentire a te stesso, 
oppure scappare lontano e nasconderti. 
Puoi serrare la porta di casa e non aprire a nessuno. 
Ma lui entrerà senza presentazioni, irruente.


Ti terrà stretto come a voler entrare dentro di te,
pesante e caldo come una coperta d'inverno.
Ti metterai a correre altrove, lontano, fino a sentirti protetto
ma lui sarà li, aggrappato al tuo respirare,
tenace, forte come un ramo d'abete.

E' l'atmosfera del Natale.
Quella che ad ogni giorno che passa, nascosto nelle caselle del calendario del cuore,
ti ricorda di essere un uomo diverso,
... più simile a un bimbo,

magari più simile a lui.

Lasciati prendere, ancora una volta,
è un momento speciale
che dura da sempre.

Vola piccolo fiocco di luce...
noi aspettiamo il Natale con te.





Le prossime parole, saranno di Ambra.
Questo è il suo Blog:
Ambra Tra sogni e realtà

domenica 22 novembre 2015

Fate silenzio

Dite alle foglie di arrestare la loro caduta,
Fermate le nuvole in cielo che la loro forma non debba cambiare.
Dite agli uccelli di tarparsi le ali,  ai pesci di smettere i loro guizzi nei fiumi,  agli animali di restare in letargo.
Chiedete alla luce del giorno di farsi da parte  per permettere al buio di disegnare il silenzio.
Costringete le ombre dei vostri pensieri a tacere,
che il sorriso non possa raggiungervi.
Sprangate le porte del cuore e coprite i ricordi con pesanti mantelli,
spegnete le lampade, i fuochi, le torce,
chiudete il dolore nel buio profondo di un lago.
Lasciate che tutto rimanga come lo aveva lasciato...
Lui è stato una carezza nei suoi folti capelli, le parole che non ho sentito vibrare,  il rumore dei suoi passi per strada.
Ora fate silenzio, vi imploro,
la sua luce sta volando lontano.

Ale ... ciao



giovedì 23 luglio 2015

Nascosta fra i cassetti

Ho chiuso dei capitoli interi della mia vita,
li ho sigillati e buttati in fondo all'armadio dei non-ricordi.
Preferisco sempre troncare col passato gettando via la chiave di accesso.
C'è peró un piccolo spioncino dal quale osservo ogni tanto un angolo di quello spazio,
a volte qualcuno mi spinge con violenza a farlo,
ed è doloroso perché  i ricordi tagliano la carne e il sangue che ne sgorga sembra essere ancora fresco. 
Ora non ho un vero e proprio armadio,
ho un insieme di porte scorrevoli che si aprono e si chiudono a seconda del giorno in cui vivo.
Non è facile avere degli spazi così aperti perchè mi fa sentire ospite ovunque.
E' inutile creare del posto dove io non ho accesso. Io non ci sono in quel vuoto perchè è ancora pieno dei ricordi di altre vite. 
Sento la forza di queste esistenze  stringersi attorno a me. La sento nelle frasi non dette, nei discorsi lasciati cadere, nelle parole violente che mi allontanano.
Ed ecco che io sono ancora li, con la mia valigia in mano, come un apolide, nella terra di nessuno.
Sono una madre senza una figlia, una sorella senza più una famiglia, una donna che un giorno è moglie e l'altro è qualcuno da allontanare, come fosse un estranea.
Guardo la mia piccola chiave, quella che apre una porta qualunque. 
Casa mia... casa tua...
ed un armadio pieno di sogni
che vorrei tanto diventassero nostri davvero.



venerdì 6 marzo 2015

Un sasso dopo l'altro




Ho sentito il cuore fermarsi,
si è fermato fra le labbra e una goccia di sangue.
Le mie gambe hanno smesso di correre,
mentre un fratello urlava il mio nome.
Non ricordo le parole dette,
ricordo solo il dolore.
Un intenso dolore che non aveva mai fine,
fra la tempia e il mio battito di ciglia.
Ho sentito la testa infrangersi contro un muro,
o forse era la mano di mio padre,
dura come mai lo era stata.
Ora ne ho solamente un vago ricordo.
Ho lasciato che un fiume rosso mi attraversasse la bocca,
soffocandomi le grida.
Urlavo amore e questa parola mi tornava indietro
appuntita come la lama di un pugnale.
O forse era un sasso, forse due, forse trenta
come i denari dei condannati a morte.
Ho solo il sapore del ferro incastrato fra fra i denti,
fra una parola e un grido.
E mentre la nebbia fredda ghiaccia gli ultimi battiti del mio cuore
ti ho sentito chiamarmi, mamma.
Eri dentro di me e mi hai teso la mano per accompagnarmi altrove.
Ora, nel silenzio del nostro riposo,
ti guardo e ti sussurro la mia dolce canzone d'amore.
A tutte le donne, a tutte le madri e a tutte le vittime innocenti
è rivolto il mio pianto.
L'ennesimo.
Joh

lunedì 23 febbraio 2015

Io valgo meno di un granello di polvere



Quanto vale una vita?
Come poter pesare i battiti del cuore o dare un valore morale ai tuoi sorrisi. Non ha prezzo restare affascinati dal nero dei tuoi capelli arruffati dal sudore e dalla polvere, dal sentire i tuoi piedi correre sui marciapiedi,dall' ascoltare  il tuo respiro quando di notte ti lasci abbracciare dai sogni.
Carne da macello per uomini che dovrebbero morire al posto tuo, tanta è la violenza folle che li riveste. Ma non è così. Loro vivono e tu sei il corpo attorno al quale hanno legato una bomba.
Meglio questa fine. Molto meglio morire in un battito di ciglia che pensarti vittima di abusi, mutilazioni, torture. Meglio saperti esplosa assieme ai tuoi sogni che pensarti fra le mani assassine di un branco di cani. Meglio sapere che il tuo cuore si è fermato in una sistole eterna alla quale non farà mai seguito alcuna diastole. Un tac esploso a distanza e tu hai smesso di esistere.
Non è possibile dare un senso a questo. Quando ci provo sento solo un gran nodo alla gola, segno di un impotenza assoluta. Un cesto di rabbia, il mio,  legato ad un fagotto di vita. Mia figlia, la tua, la nostra, quella che ancora avrebbe dovuto nascere ma che ha già preso vita nei tuoi desideri di madre.
Lei, un piccolo granello di polvere, che torna alla luce. La sua. Quella che non ha mai potuto vedere.

venerdì 23 gennaio 2015